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sabato 6 ottobre 2012

Presentazione: Minimo & Sostenibile di Gino Finizio il 30 Ottobre a Milano

Martedì 30 Ottobre 2012, alla Triennale di Milano, verrà presentato il nuovo libro di Gino Finizio, scrittore e docente universitario di design management e transportation design.
L'evento è previsto per le 18:00 nella sala d'onore del Palazzo dell'Arte, che raccoglie un'importante collezione di opere di design e ospita numerose mostre temporanee di design, grafica, arte moderna e architettura.

Gino Finizio, Minimo&Sostenibile: la città ha raggiunto la montagna, umanesimo disegnativo. Edito da Skira.

Minimo&Sostenibile è il terzo libro dell'autore e la tematica si fa più vasta e approfondita rispetto alle opere precedenti.  
Le oltre mille pagine del volume sono intrise di immagini suggestive, iconiche mappe concettuali, foto degli attori del design e testi ricchi di cultura della materia, che tracciano la storia e promuovono una nuova visione della progettazione. Quest'ultima viene qui presentata come design epocale e design sociale, intenta a creare un nuovo umanesimo disegnativo, osservante del minimo come soluzione per diminuire gli eccessi della produzione e dei consumi. 
Il design minimo risulta quindi canone di creatività nei diversi settori industriali, mentre il transportation design, inteso come progettazione dello spostamento, diviene fulcro immaginativo della futura mobilità sostenibile.
Anche il paesaggio e l'architettura trovano un posto di rilievo, testimoniando l'evoluzione dei luoghi. 

Di seguito la struttura del libro in sette capitoli:

ARIA
Osserva le città contemporanee afflitte dall'inquinamento atmosferico, acustico e visivo alimentato dalle vetture ferme e in movimento. Analizza la qualità dell'aria nei centri urbani dove l'auto da simbolo di progresso si trasforma in elemento di disturbo per la continua emissione di gas tossici. Considera le tecnologie più idonee ad alimentare fonti di energia pulita.

ANALISI
Studia il concetto di minimo come fenomeno capace di eliminare sprechi di materia ed energia, generando la massima resa del prodotto. Esamina oggetti storici minimi e la loro durata nel tempo come articoli di uso comune.

ATTIVITÀ
Indaga le aziende, i principali protagonisti, evidenziando le innovazioni prodotte con l'ausilio del design nel sistema impresa mercato. Racconta le origini del design management e del transportation design in ambito industriale e accademico. Ricerca il rapporto dimensioni e distanze, determinato dall'industria e dal fenomeno della realtà virtuale. Prospetta applicazioni progettuali atte a diminuire spechi di energia e scorie residue verso prodotti minimi e sostenibili.

ARCHITETTURA
Percorso fotografico di innovazione e di architetture in rapporto col territorio. Spazi statici verso strutture dinamiche, trasformabili, riconfigurabili. Punti di congiunzione, accesso, sosta e svincoli. Agglomerati, magazzini per la logistica e scambio tra merci e mezzi.

AUTO
Indica vetture minime prodotte nel tempo, le caratteristiche e il loro rapporto con il territorio. Sottolinea veicoli minimi più adatti ai nostri tempi, il loro possibile aggiornamento tecnologico e strutturale.

ARTIFICIO
Approfondisce le esperienze progettuali avanzate in aziende, centri ricerca, laboratori ed enti di formazione. Propone la riduzione del peso, costo e consumo dei veicoli con l'applicazione di un design minimo evoluto. Indica soluzioni idonee a diminuire il fenomeno dell'aggressione dei mezzi di trasporto individuale in città. Prevede un rapporto di integrazione tra architetture statiche e dinamiche, alimentato da energia pulita.

La prefazione di Minimo&Sostenibile è a cura del famoso architetto e designer.Alessandro Mendini. 
"Incipit" dell'opera è l'interessante dialogo sui contenuti in compagnia del critico d'arte e filosofo Gillo Dorfles, che ha scritto le prefazioni dei primi due libri di Gino Finizio.


Minimo&Sostenibile è dedicato a tutti gli studenti ed i laureati dei corsi in design, design management e transportation design tenuti da Gino Finizio presso il Politecnico di Milano, l'Università Sapienza di Roma, la SUN di Napoli, l'ELISAVA di Barcellona, l'università di Duisburg-Essen, il Royal College of Art di Londra, la Domus Accademy di Milano e nelle facoltà di architettura di Venezia e Firenze. 

Vi aspettiamo numerosi alla presentazione del 30 Ottobre, dove potrete incontrare l'autore, in compagnia di  personaggi illustri appartenenti al mondo del design e dell'architettura.

domenica 31 luglio 2011

Peugeot BB1: L'importanza del Design Minimo. Stralci dalla Lezione di Gino Finizio.

Il Design Minimo, come ci insegna Gino Finizio, non è solamente il minimalismo applicato alla progettazione del prodotto, ma soprattutto l'idea minima per la soluzione di grandi problemi.

Lezione Peugeot con Athanassios Tubidis al Politecnico di Milano, Luglio 2011.

Nella metropoli moderna, caotica e assiepata di architetture statiche (gli edifici) e dinamiche (i veicoli) ecco che la soluzione ideale deriva dal minimo. "Il minimo è sostenibile", come dice Finizio nel suo ultimo libro, che sarà in edicola tra pochi mesi.
Difficile, o forse facile, la strada verso l'equilibrio tra architettura e mobilità: passa sicuramente dalla genesi di un'idea semplice ed efficace, in grado di rivoluzionare il mondo.

sabato 29 maggio 2010

L’automobile minima ed ecologica italiana dalle origini ad oggi. Storia di nomi e di idee.

Di seguito alcuni stralci dell' intervento del 24 Maggio 2010 di Luigi Santibacci al Corso di Laurea in Disegno Industriale de La Sapienza di Roma presso il laboratorio di prototipizzazione "Atelier di Product Design" coordinato da Gino Finizio, con Efrem Bonacina e Claudio Formicola.


L’ auto minima è il mezzo di utilità massima, da cui il nome di “utilitaria”.  Nel nostro paese la storia dell’ auto minima è particolarmente ricca, grazie all’ ingegno di molte figure importanti, che hanno reso famoso il nome della citycar made in Italy.
Ecologica è l’ auto dell’ energia alternativa (rispetto al petrolio). L' auto minima è di per sé eco-sostenibile, perchè leggera e con un propulsore piccolo, che diminuisce i consumi.

Un primo prototipo di veicolo leggero a tre ruote l’aveva realizzata l’ing. Bernardi nel 1894. Nello stesso anno Bernardi realizzò un modello a quattro ruote. Date le modeste dimensioni, possiamo dire che la nascita dell’ auto minima italiana coincida con questo mezzo.

1 - Ing. Bernardi e il suo triciclo a motore

L’ inizio di una era sotto mentite spoglie 
Il 1899 è l' anno d' inizio della più importante industria automobilistica italiana: la Fiat (Fabbrica Italiana Automobili Torino). La prima auto viene progettata da Aristide Faccioli, padre della vetturetta Welleyes del 1899 sviluppata per Giovan Battista Ceirano e poi prodotta dalla FIAT. E' una 4 posti “vis a vis”, soluzione alquanto irrazionale per la guida della vettura (infatti la visuale del guidatore viene oscurata dai passeggeri) e che risente ancora della disposizione dell' abitacolo delle carrozze. E' l'inizio di una grande storia celata sotto le forme ottocentesche della carrozza.

 2 - 1899  Fiat 3 e 1/2 HP
Di particolare interesse, in quel periodo, fu anche lo sviluppo dell’elettrico. Nel 1901 Eugenio Cantono brevettò il primo avantreno elettrico, che consisteva in un carrello a due ruote motrici con due motori montati trasversalmente sull’assale. Alcune case lo acquistarono per montarlo sulle proprie vetture, come le Officine Galileo di Firenze. L’alimentazione avveniva tramite due gruppi di batterie da 50 elementi, che permettevano al veicolo di raggiungere la fatidica velocità di 100km/h. Per sterzare, veniva utilizzato un semplice asservimento elettrico che andava ad aumentare la velocità di un motore e, di conseguenza, quella della ruota corrispondente.

3 - Avantreno elettrico Cantono e vettura Officine Galileo

Gli inizi del ‘900 furono anni cruciali per l’automobile perché centinaia di marchi e di personaggi costellavano il mercato di questo mezzo di trasporto e nascevano e scomparivano con una frequenza mai eguagliata nella storia successiva.

Solo poche aziende, tuttavia, furono in grado di improntare la produzione in maniera seriale, ispirandosi ai meccanismi tayloristi della catena di montaggio. Nel contempo si affermava l' auto con motore endotermico, più adatta ai lunghi viaggi ed ai rifornimenti. 

La nascita del termine carrozzeria.
In quel periodo le auto venivano prodotte in piccole officine a conduzione familiare e spesso “carrozzate” esternamente da botteghe specializzate in cabine di carrozze: erano quelle dei carrozzieri. Da questa attività esterna, che ha contraddistinto anche la produzione seriale di auto di grandi marchi come FIAT, Lancia e ALFA-Romeo, deriva il termine “carrozzeria” per indicare le parti esterne delle automobili.

4 - ALFA 40-60 HP Aerodinamica del 1914

La ALFA 40-60HP "Aerodinamica" carrozzata da Castagna fu un primo studio di "monovolume", basato sul concetto aerodinamico delle cabine dei dirigibili.

Una necessità da risolvere: la mobilità di massa. 
In Italia, rispetto ad altri paesi europei ed agli Stati Uniti, l' auto cominciò a diventare diffusa solo negli anni '30. La prima auto-minima di grande diffusione fu la Topolino, la Fiat progettata da Dante Giacosa.  Il suo prezzo nel '36 di 8900 £ la rendeva “a portata di portafogli” solo dei ceti medi.

5 - Fiat 500 "Topolino" del 1936

La vera diffusione automobilistica di massa avvenne negli anni '50, quando la Topolino era ancora l' auto più venduta in Italia. Ma la piccola di casa Fiat rimaneva costosa ed il progetto risultava superato.
Servivano idee più brillanti per risolvere la crescente necessità di mobilità della popolazione.

La microvettura: una soluzione parzialmente condivisa.
Un tipo di veicolo che trovò un grande impulso nel dopoguerra fu la microvettura. Questa tipologia di mobilità, che si poneva a metà tra la moto e l' auto, cercava di fornire una valida alternativa all' auto minima, in termini di consumi, di prezzo e di praticità d'uso. La sua diffusione, tuttavia, rimase parziale.

6 - Iso Automobili Isetta del 1953

Il primo prototipo dell' Isetta, la microvettura più famosa e diffusa del dopoguerra, fu realizzato nel 1952 , con il particolare dell' entrata anteriore con portellone incernierato e la forma ovoidale che le donava un aspetto simpatico e che faceva intuire la derivazione del progetto dall' esperienza areonatuica. Infatti Ermenegildo Preti e  Pierluigi Raggi, progettisti della Isetta, avevano lavorato in industrie aeronautiche. L' impostazione è motociclistica ed il motore monocilindrico 2 tempi 200cc è lo stesso montato sul motociclo ISO 200. Prestazioni: 70 Km/h di velocità massima e consumo medio di 25 km con 1 litro di benzina.

La 600: prima utilitaria del dopoguerra.
Sostituì, nel '55 la Topolino, che fino ad allora rappresentava la piccola automobile più venduta del mercato.  Come per la Topolino anche il progetto della 600 è opera di Dante Giacosa. 
6 - Fiat 600 del 1955

Lo sviluppo del volume garantisce una buona abitabilità per quattro persone (rispetto alle due della Topolino) e i bagagli trovano spazio nel cofano anteriore, insieme alla ruota di scorta e al serbatoio.
La linea viene concepita con l' intento di utilizzare la minore quantità possibile di lamiera, per una auto leggera e dai costi contenuti. Tutti gli spigoli ne risultano, così, smussati.
La 600 è l'auto di Giacosa che meglio identifica il legame tra tecnicità e creatività.

La Nuova 500 e la soglia dei 3 metri.
La Nuova 500 venne presentata ufficialmente nel Luglio 1957: L'auto appariva molto spartana (all' interno mancava persiono il posacenere e la chiave sul piantone) e piccola (soli 296 cm di lunghezza e 132 di larghezza). Il lancio della 500 fu un flop.
Ben presto (1959) fu posto rimedio e già dalla versione “Normale”, con egual prezzo, furono integrate quelle comodità indispensabili che il primo modello non aveva, come i finestrini apribili!
7 - Fiat 500 "Normale" del 1959

La Fiat 500, tuttavia, riuscì nell'intento di motorizzare il paese e gli italiani se ne innamorarono profondamente, per quella sua semplicità d' uso e per il look simpatico e giovanile. Trovandosì nel bel mezzo del boom economico degli anni '60, la 500 motorizzò anche le fasce di reddito inferiori. Nacque così la prima vera auto minima di massa italiana, che è diventata, a pieno diritto, una icona del made in Italy.

Panda: l' idea che supera la forma.
Nel 1980 nasce la Fiat Panda. Giorgetto Giugiaro concepisce un' auto spaziosa, corta ma alta e dalla ottima visibilità.

8 - Fiat Panda del 1980

Il progetto della Panda è caratterizzato dallo studio dello spazio interno, luminoso e pratico.
ll sedile posteriore è abbattibile, oppure può essere regolato in diverse posizioni fino a diventare una comoda amaca, in grado di trasportare, ad esempio, le borse della spesa senza che ne venga rovesciato il contenuto. Il bagagliaio, privo di rivestimenti interni, ha una capienza di 280 litri (la ruota di scorta è nel vano motore) e, abbattendo il sedile posteriore,  si può raggiungere una capacità di circa 1000 litri.

9 - Interni modulari della Fiat Panda

Come accadeva al Bauhaus negli anni '20 a riguardo dell' abitazione minima, in cui tutto doveva necessariamente essere votato all' utile ed ogni cosa doveva stare al suo posto, così nella Panda nulla è lasciato al caso e tutto è usabile e ben organizzato.
Il design è, quindi, razionale e votato alla soddifazione dei requisiti minimi che tuttavia mantengono un buon confort. La cernita tra ciò che è basilare e ciò che è superfluo appare indispensabile.

Lucciola: la piccola ibrida che anticipò la tendenza.
Nel 1991 viene presentata dall' Italdesign questa piccola monovolume. Il progetto, destinato alla Fiat, faceva parte dell' idea di una nuova super-ulititaria. La Fiat, tuttavia, bocciò il progetto e fece uscire sul mercato la Fiat “Cinquecento”.
Nel 1995 il direttore della Daewoo Corporation, in visita presso la Italdesign di Giugiaro, ne rimase folgorato e la volle come entry car del marchio. Nacque così la best seller dell' industria coreana: La Daewoo Matiz.

10 - Concept Italdesign "Lucciola" per Fiat - 1991

Quest' auto creò, come la Panda, un genere: la piccola monovolume cittadina. Spaziosa, versatile dentro e piccola fuori, questa grande piccola adottava una propulsione ibrida, anticipando il concetto di eco-sostenibilità.

L’ Italia ha una lunga e gloriosa storia dell’ automobile minima. Il design italiano, conscio di questa eredità, dovrebbe riscoprire le proprie origini e le grandi idee del passato per mirare al futuro.


venerdì 20 novembre 2009

Transportation Design @ Politecnico di Milano

Transportation Design è stato un corso nell' ambito dei laboratori tematici del Corso di Laurea in Disegno Industriale - Facoltà del Design al Politecnico di Milano (5 anni - vecchio ordinamento).
Si è trattato di un Percorso di Formazione Triennale diretto da Gino Finizio, comprensivo di due laboratori di sintesi finale e 72 tesi di Laurea in Disegno Industriale sull'argomento con progetto e modello (relatore Gino Finizio). Il corso fu seguito da un Master in Transportation Design e Management diretto da Gino Finizio e dal Preside della facoltà che ha diplomato i 22 partecipanti.

Il Transportation Design, promosso, progettato e diretto da Gino Finizio presso l'università italiana, fu portato avanti per cinque anni consecutivi dal 1998 al 2002, con l' intento di diffondere questa cultura in Italia e nel mondo.
Il corso fu introdotto tra i laboratori del III anno durante l' a.a. 1998/1999 e ripetuto anche l' anno successivo.
Nel primo anno accedemico, Transportation Design era contraddistinto da 3 laboratori tematici: